Un condizionatore produce acqua normalmente. Il problema nasce quando quell’acqua non riesce più a uscire nel modo previsto.
Quando lo split raffresca, l’aria della stanza passa su una batteria molto più fredda dell’ambiente. L’umidità contenuta nell’aria si condensa sulle alette, esattamente come succede sul bicchiere freddo d’estate. Quell’acqua cola nella vaschetta di raccolta sotto la batteria e da lì esce dal tubo di scarico condensa.
Nelle giornate umide la quantità di condensa può aumentare sensibilmente. Non è un guasto: è il segno che la macchina sta anche deumidificando. Il guasto comincia quando quell’acqua, invece di finire fuori, esce dall’unità interna e arriva sul muro, sul parquet o sul mobile sotto.
Siamo ADL 360 srl, società artigiana con sede a Sovigliana di Vinci: i nostri tecnici sono abilitati DM 37/08 e certificati F-Gas, e su questo problema interveniamo tutto l’anno tra Firenze, Prato, Empoli e la Val d’Elsa. Se hai acqua che cola adesso, chiama il 392 1785989.
In sintesi: da dove arriva l’acqua e perché resta dentro
Quattro punti per orientarsi prima di entrare nel dettaglio.
L’acqua
È normale
Un condizionatore che raffresca produce condensa: è l’umidità dell’aria che si condensa sulla batteria fredda. La macchina è fatta per raccoglierla e mandarla fuori.
La condensa
Povera di sali
Nasce quasi priva di sali minerali, ma lungo il percorso raccoglie polvere e residui. Non resta pulita e non è acqua potabile.
Lo scarico
Lavora per gravità
Il tubo deve scendere per tutto il percorso. Una risalita o un avvallamento anche di pochi centimetri creano un punto di ristagno.
L’estremità
Deve restare libera
Il tubo deve poter scaricare libero. Se la punta finisce sotto il livello dell’acqua il drenaggio può risultare ostacolato, anche con metri di discesa sopra.
La condensa del condizionatore è acqua distillata?
È una delle domande che ci fanno più spesso, e la risposta breve è: quasi, ma non del tutto.
L’acqua che esce dallo scarico non arriva dalla rete idrica. Si forma per condensazione dell’umidità presente nell’aria sulla batteria fredda, quindi nasce come acqua molto povera di sali minerali, per molti aspetti assimilabile ad acqua distillata.
Una volta raccolta, però, non lo è più. Passando sulle alette della batteria, dentro la vaschetta e lungo il tubo incontra polvere, residui, muffe e microrganismi che si depositano lì stagione dopo stagione. Per questo la condensa raccolta non va descritta come acqua distillata pura, e soprattutto non è acqua potabile: non va bevuta, né data agli animali, né usata per cucinare.
C’è poi una spiegazione che gira spesso e che non regge: che la condensa faccia fatica a defluire perché pesa meno dell’acqua di rete. Una differenza di densità esiste, ma è talmente piccola da essere irrilevante ai fini pratici. Nessun problema di scarico si spiega così.
La condensa nasce come acqua molto povera di sali, ma il problema dello scarico non dipende dal fatto che pesi meno: dipende da come il tubo riesce a farla defluire.
Perché l’acqua esce dallo split invece di finire nello scarico
Dentro l’unità interna il percorso è semplice: batteria, vaschetta di raccolta, tubo di scarico, fuori. La vaschetta è poco più di una grondaia: raccoglie e convoglia, non è un serbatoio e non è fatta per accumulare.
Lo scarico condensa lavora per gravità. Non c’è nulla che spinga l’acqua, salvo negli impianti dove è stata installata apposta una pompa di sollevamento: l’acqua scende perché il tubo scende. Finché il tubo riesce a smaltire quello che la macchina produce, la vaschetta resta praticamente vuota.
Se invece lo scarico rallenta o si ferma, la vaschetta continua a ricevere acqua e in poco tempo arriva al bordo. A quel punto l’acqua tracima dentro il mobile dello split e cade in casa. Non è la vaschetta a essersi rotta: è lo scarico che non sta portando via quello che dovrebbe.
Quindi, davanti a uno split che gocciola, la domanda utile non è quasi mai perché produce tanta acqua. È: dove si sta fermando l’acqua che produce. Quasi sempre la risposta è lungo il tubo.
Tre problemi di scarico che abbiamo incontrato davvero
Non sono esempi da manuale: sono tre situazioni viste durante interventi nostri. Le raccontiamo perché hanno una cosa in comune, ed è la cosa che le rende difficili da trovare: in tutti e tre i casi lo scarico sembrava fatto bene.
Lo stesso tubo, tre percorsi diversi. Nel primo caso l’acqua scende sempre; nel secondo si ferma nel punto basso; nel terzo l’uscita è sommersa e il drenaggio è ostacolato.
Dal cantiere
Una piccola contropendenza può bastare
Lo scarico usciva dal muro e correva lungo la parete per poco più di mezzo metro prima di scendere. A occhio era un tratto in discesa, ed era stato accettato senza discutere in fase di installazione.
Misurandolo, in quei 50 centimetri c’era una minima risalita. Non un errore vistoso: pochi millimetri, il tipo di cosa che si vede solo appoggiando una livella o guardando dove si ferma l’acqua.
Tanto basta. Lo scarico condensa non ha spinta: lavora per gravità e ha bisogno di pendenza continua per tutto il percorso. Dove il tubo risale, l’acqua si ferma e riempie il tratto basso a monte. Finché la macchina continua a produrre condensa, quel tratto pieno non ha più capacità di smaltimento: la vaschetta si riempie e l’acqua esce dallo split.
Il punto non è che l’acqua debba risalire da sola. È che si ferma prima.
Dal cantiere
Il tubo sembra in discesa ma crea una sacca
Qui il tubo partiva alto e finiva basso: il dislivello complessivo c’era e, guardandolo da lontano, scendeva. Nel mezzo però faceva una pancia di pochi centimetri, nel punto in cui non era stato fissato e si era abbassato nel tempo.
È la differenza fra pendenza media e pendenza realmente continua. La media diceva che era a posto. Il percorso reale aveva un punto basso in cui l’acqua restava, e dietro l’acqua ferma restava intrappolata anche l’aria.
Il risultato non era una perdita costante, ed è quello che rendeva difficile capirlo: lo scarico funzionava a scatti. Ogni tanto la sacca si liberava di colpo, con un gorgoglio, poi si riformava. Nei momenti in cui non passava, la vaschetta si riempiva più in fretta di quanto il tubo riuscisse a svuotarla, e l’acqua compariva in casa.
Non basta che l’inizio del tubo sia più alto della fine: tutto il percorso deve permettere all’acqua di scendere senza punti di ristagno.
Dal cantiere
Il tubo nel secchio: quando l’estremità finisce sott’acqua
Split installato in alto, circa tre metri, con il tubo della condensa che scendeva verticale lungo la parete. In attesa di portare lo scarico in un punto definitivo, l’estremità era stata infilata dentro un secchio.
All’inizio funzionava: l’acqua scendeva e si raccoglieva nel secchio. Poi il secchio si è riempito, il livello è salito e ha raggiunto la punta del tubo.
Da quel momento lo scarico non terminava più nelle condizioni per cui è progettato. Un’estremità sommersa può ostacolare il normale drenaggio e favorire ristagni o ritorni d’acqua nel tubo. La macchina intanto continuava a produrre condensa più in fretta di quanto lo scarico riuscisse a smaltirla: la vaschetta si è riempita fino a far uscire l’acqua dallo split, dentro casa.
Non è un caso limite. È la ragione per cui le istruzioni di installazione dei costruttori chiedono che il tubo di scarico abbia pendenza continua, non formi sacche o risalite e termini libero, senza restare immerso nell’acqua. Fanno eccezione solo i sistemi progettati apposta in altro modo: sifoni dedicati, pozzetti, pompe di sollevamento.
Tre metri di discesa non garantiscono uno scarico corretto se l’estremità del tubo rimane immersa nell’acqua.
Altre cause comuni delle perdite d’acqua
I tre casi sopra riguardano il percorso dello scarico. Ci sono però altre cause che troviamo con regolarità, e conviene conoscerle perché i sintomi si assomigliano tutti: acqua che compare dove non dovrebbe.
Lungo lo scarico
Tubo ostruito da sporco, melma, alghe o residui: il tubo resta umido tutta la stagione ed è un ambiente ideale perché si formino.
Tubo piegato o schiacciato dietro un mobile, in un passaggio a muro o sotto un fissaggio troppo stretto.
Tubo scollegato dal bocchettone della vaschetta: l’acqua esce prima ancora di entrare nello scarico.
Pompa di sollevamento condensa guasta o bloccata, dove è presente: senza pompa l’acqua non ha modo di risalire fino al punto di scarico.
Estremità annegata in un pozzetto pieno, in una bacinella o in un vaso: è il terzo caso raccontato sopra.
Dentro l’unità interna
Filtri molto sporchi: l’aria passa male, la batteria si raffredda oltre il dovuto e il comportamento della condensa cambia.
Batteria interna sporca: l’acqua non scorre più ordinata lungo le alette e finisce fuori dalla vaschetta invece che dentro.
Vaschetta sporca, incrostata o danneggiata: il canale di raccolta si restringe o perde da una crepa.
Formazione di ghiaccio sulla batteria e successivo scioglimento: l’acqua arriva tutta insieme e la vaschetta non la contiene.
Portata d’aria insufficiente per ventola sporca, velocità impostata troppo bassa o mandata ostruita.
Quando il problema non è lo scarico
Errori di installazione: unità interna non a bolla, uscita del tubo dal lato sbagliato, percorso impostato in salita fin dall’inizio.
Anomalie del circuito frigorifero, che vanno diagnosticate con gli strumenti e non dedotte dal sintomo.
Due cose da non confondere. Una perdita d’acqua non significa automaticamente che manchi il gas: una carica insufficiente può contribuire a far ghiacciare la batteria, ma resta una delle ipotesi da verificare con gli strumenti, non una diagnosi che si fa a distanza. E soprattutto: l’acqua che vedi è condensa, non refrigerante. Il gas non esce liquido dallo split e non forma pozze sul pavimento.
Cosa puoi controllare senza smontare il condizionatore
Sei controlli che puoi fare da solo, senza attrezzi e senza aprire nulla oltre al frontalino. Servono anche a noi: se ce li racconti al telefono, arriviamo già sapendo dove guardare.
Guarda da dove esce l’acqua. Dal centro del mobile, da un lato, o dal muro dietro? Il punto di uscita restringe molto il campo.
Cerca l’uscita del tubo all’esterno e controlla se gocciola mentre la macchina raffresca. Se non gocciola, l’acqua si sta fermando prima.
Guarda dove finisce l’estremità. In una bacinella, dentro un pozzetto, in un vaso, nel terreno: se è sotto il livello dell’acqua, hai già trovato il problema.
Segui il percorso visibile del tubo e cerca risalite, avvallamenti, pieghe strette e punti schiacciati da un mobile o da una fascetta.
Apri il frontalino e controlla i filtri. È l’unica operazione interna prevista dal libretto: se sono grigi di polvere, lavali e riprova.
Ascolta. Gorgoglii o rumori d’aria durante il funzionamento indicano quasi sempre che nel tubo qualcosa passa a fatica.
Quello che invece non ha senso fare da soli: smontare il cassonetto dell’unità interna, soffiare nel tubo di scarico con la macchina accesa, versare prodotti disincrostanti nella vaschetta o infilare fili di ferro nello scarico. Nel migliore dei casi non risolvono; nel peggiore rompono la vaschetta o spingono lo sporco più avanti, dove poi serve smontare tutto.
Quando conviene spegnere il condizionatore
Se l’acqua sta uscendo dall’unità interna, spegni. Non per proteggere il condizionatore, ma per fermare la produzione di condensa: finché la macchina raffresca continua a produrre acqua, e se lo scarico non la porta via quell’acqua finisce in casa.
Spegni subito se l’acqua cola su una presa, un interruttore, un televisore o un mobile con parti elettriche; se sta bagnando cartongesso o un controsoffitto; se scende lungo la parete verso un quadro elettrico.
Se invece si tratta di qualche goccia sul davanzale, puoi tenerlo spento in attesa dell’intervento e, se ti serve muovere l’aria, usarlo in sola ventilazione: senza raffrescamento non si forma condensa e lo scarico resta a riposo.
Come prevenire le perdite d’acqua
Quasi tutte le perdite che troviamo nascono da due cose: sporco accumulato negli anni e un percorso di scarico che nessuno ha più verificato dopo l’installazione. Sono due lavori diversi.
Sullo sporco si interviene con la pulizia: filtri lavati con regolarità durante la stagione, batteria e vaschetta pulite a fondo una volta l’anno, scarico liberato prima che si chiuda del tutto. È esattamente il contenuto del controllo annuale condizionatori e sanificazione, dove la verifica dello scarico condensa è una voce fissa e non un extra.
Sul percorso si lavora una volta sola, e conviene farlo bene: verificare che il tubo scenda lungo tutto il tratto, che sia fissato in modo da non abbassarsi con il tempo, che non passi schiacciato dietro un mobile e che l’estremità scarichi libera. Se lo scarico finisce in un pozzetto o in un recipiente, controlla ogni tanto che il livello non arrivi alla punta del tubo.
E se lo split è installato in alto o lontano da un punto di scarico, la soluzione corretta di solito non è allungare il tubo sperando che la pendenza basti: è prevedere una pompa di sollevamento condensa, dimensionata e installata come si deve.
Domande frequenti su condensa e perdite d’acqua
Sì. Raffreddando l’aria, lo split condensa l’umidità presente nell’ambiente: nelle giornate umide la quantità di condensa può aumentare sensibilmente. Quell’acqua deve finire nella vaschetta di raccolta e uscire dal tubo di scarico. Diventa un problema solo quando esce dall’unità interna.
Nasce come acqua molto povera di sali minerali, quindi per molti aspetti assimilabile ad acqua distillata. Una volta raccolta però non lo è più: attraversando batteria, vaschetta e tubo raccoglie polvere, residui e microrganismi. Non è acqua potabile.
Perché la vaschetta di raccolta si riempie più in fretta di quanto lo scarico riesca a svuotarla, e l’acqua tracima dentro casa. Le cause più frequenti sono un tubo ostruito, un punto di ristagno lungo il percorso, filtri o batteria molto sporchi, oppure una pompa di condensa ferma.
Sì, può bastare. Lo scarico condensa lavora per gravità e ha bisogno di pendenza continua: dove il tubo risale, anche di pochi millimetri, l’acqua si ferma e il tratto a monte perde capacità di smaltimento. In un intervento abbiamo trovato una risalita in appena 50 centimetri di percorso.
Perché lo scarico è progettato per terminare libero e non sommerso. Se la punta resta sotto il livello dell’acqua, il normale drenaggio può essere ostacolato e possono formarsi ristagni o ritorni nel tubo. La condensa continua intanto ad arrivare nella vaschetta dello split, che può riempirsi fino a perdere acqua all’interno.
Non direttamente. Una carica insufficiente può contribuire a far ghiacciare la batteria, e il ghiaccio che poi si scioglie manda in crisi la vaschetta: è una delle ipotesi, da verificare con gli strumenti. L’acqua che vedi resta comunque condensa, non refrigerante.
Meglio spegnerlo. Finché raffresca continua a produrre condensa, e se lo scarico non la porta via quell’acqua finisce in casa. Spegni subito se bagna prese, cavi o cartongesso. In attesa dell’intervento puoi usarlo in sola ventilazione: senza raffrescamento non si forma condensa.
Con la pulizia annuale di filtri, batteria e vaschetta e con il lavaggio dello scarico prima che si chiuda del tutto. Conta anche il percorso: pendenza continua, tubo fissato in modo da non abbassarsi nel tempo, estremità che scarica libera e non finisce sotto il livello dell’acqua.
Quando serve un tecnico
Se l’acqua continua a uscire dopo aver lavato i filtri, se il tubo esterno non gocciola mentre la macchina lavora, se senti gorgoglii o se la perdita torna a ogni accensione, il problema è nello scarico o dentro l’unità interna e va guardato da vicino. Interveniamo su Firenze, Prato, Empoli, la Val d’Elsa e i comuni intorno a Sovigliana. Diagnosi e preventivo prima di qualsiasi lavoro.