Abilitazione DM 37/08 impianti gas

Perdita di gas: chi chiamare e come riaprire il contatore

Odore di gas o contatore già chiuso?
Ti serve un installatore abilitato.

Abilitati DM 37/08 5,0 · 113 recensioni Firenze · Empoli

Al telefono rispondi a un tecnico

Se senti odore di gas adesso

Prima di leggere il resto: cosa fare e cosa non fare

Il gas per uso domestico è inodore: l’odore pungente che senti è una sostanza aggiunta apposta perché una dispersione si possa avvertire. Se lo senti, trattalo come reale.

Se puoi farlo senza esporti al pericolo

  • Chiudi il rubinetto generale del gas.
  • Apri porte e finestre e aera gli ambienti.
  • Esci e telefona dall’esterno del locale interessato.

Da non fare in nessun caso

  • Non accendere le luci.
  • Non azionare interruttori o apparecchi elettrici, campanello e ventole comprese.
  • Non usare fiamme, accendini o fiammiferi.

Allontanati subito e chiama il Pronto Intervento del distributore o il 112 se l’odore è intenso o persistente, se non capisci da dove arrivi, se non riesci a chiudere il gas, se il sospetto riguarda le parti comuni dell’edificio o se percepisci un pericolo immediato. Il numero di pronto intervento del tuo distributore è riportato in bolletta ed è gratuito. In quel momento la priorità non è capire di chi sia la competenza: è mettersi al sicuro.

Chi chiamare per una perdita di gas: tre soggetti diversi

La confusione più comune, e quella che fa perdere più tempo, è pensare che chi manda la bolletta sia anche chi viene a riparare l’impianto. Sono tre soggetti distinti, con tre compiti che non si sovrappongono.

I tre soggetti coinvolti in una perdita di gas Tre riquadri in verticale. In alto il fornitore commerciale, che gestisce contratto e bolletta. Al centro il distributore locale, che gestisce la rete fino al contatore e il pronto intervento, e che puo sospendere la fornitura sigillando il contatore. In basso l installatore abilitato, che lavora sull impianto privato dal contatore in poi. FORNITORE commerciale Contratto e bolletta. Non ripara l’impianto di casa. DISTRIBUTORE della rete Rete fino al contatore e pronto intervento. Puo’ sospendere la fornitura e sigillare il contatore. contatore INSTALLATORE abilitato Impianto privato, dal contatore in poi. Cerca la perdita, ripara, prova la tenuta e prepara la documentazione.
Il contatore è la linea di confine: sopra c’è la rete del distributore, sotto l’impianto privato su cui lavora l’impresa abilitata.

Il fornitore commerciale

  • È la società con cui hai firmato il contratto e che ti manda la bolletta.
  • Si occupa di vendita del gas, condizioni economiche, fatturazione, voltura.
  • Non effettua la riparazione dell’impianto domestico e non è il numero da chiamare per una fuga di gas.

Il distributore locale della rete

  • È l’azienda che possiede e gestisce la rete di distribuzione fino al contatore. In gran parte della Toscana è Toscana Energia: è il distributore della rete, non il fornitore commerciale.
  • Gestisce il pronto intervento gas, il servizio da chiamare quando c’è il sospetto di una dispersione. Il numero è riportato in bolletta.
  • Se rileva una situazione pericolosa può sospendere la fornitura e sigillare il contatore. È il suo compito: sta mettendo in sicurezza l’impianto e l’edificio.
  • Non ripara l’impianto privato: quella parte non è di sua competenza.

L’installatore abilitato

  • È l’impresa che lavora sull’impianto privato, dal contatore in poi: tubazioni, rubinetti, giunzioni, collegamenti degli apparecchi.
  • Individua il punto della perdita, ripara o rifà il tratto interessato, esegue le prove di tenuta e redige la documentazione tecnica di competenza.
  • Deve avere i requisiti tecnico-professionali per farlo, ed è questo che gli permette di sottoscrivere l’attestazione che il distributore poi valuta.

Siamo ADL 360 srl, società artigiana con sede a Sovigliana di Vinci, con oltre 30 anni di esperienza nel settore termoidraulico. I nostri tecnici sono abilitati DM 37/08 per gli impianti di distribuzione e utilizzazione del gas, e sul problema di questa pagina interveniamo soprattutto tra Firenze, Empoli e la Val d’Elsa. Se hai una perdita di gas o un contatore già sigillato, chiama il 392 1785989.

In sintesi: chi fa cosa quando c’è una perdita di gas

Quattro soggetti diversi, quattro ruoli che non si sovrappongono.

La sicurezza

Viene prima

Se senti odore di gas la priorità non è capire di chi è la colpa: niente fiamme, niente interruttori, niente apparecchi elettrici. Se il dubbio è serio, esci e telefona da fuori.

Il distributore

Mette in sicurezza

Gestisce la rete e il pronto intervento. Se rileva una situazione pericolosa può sospendere la fornitura e sigillare il contatore. Non ripara l’impianto dentro casa.

Il fornitore

Gestisce il contratto

È la società che ti manda la bolletta. Si occupa di contratto e fatturazione: non entra in casa a cercare una perdita e non ripara le tubazioni.

L’installatore

Ripara e attesta

Un’impresa abilitata cerca la perdita sull’impianto privato, ripara o rifà il tratto interessato, esegue le prove di tenuta e prepara la documentazione tecnica.

Chiudere il rubinetto non è la stessa cosa della sospensione

Sono due situazioni molto diverse, e il modo per uscirne non è lo stesso.

Il rubinetto generale chiuso da te è un gesto di prudenza. Interrompe il gas verso l’impianto di casa e non ha conseguenze amministrative: quando l’impianto è stato verificato e sistemato da un tecnico, il rubinetto si riapre normalmente. È la prima cosa da fare quando avverti odore di gas e puoi farla senza esporti.

La sospensione della fornitura è un’altra cosa. La dispone il distributore quando rileva una dispersione o una condizione di pericolo: il contatore viene chiuso e sigillato, cioè piombato. Da quel momento la fornitura è ufficialmente interrotta e non si riapre da soli.

Un contatore piombato non si riapre. I sigilli non vanno rimossi, né da te né dall’installatore che ripara l’impianto. La riapertura compete al soggetto autorizzato e avviene secondo la procedura prevista, dopo che l’impianto è stato sistemato e la documentazione è stata valutata. Manomettere un sigillo non è una scorciatoia: è un problema in più, oltre a essere pericoloso.

Nel frattempo restano senza gas tutti gli apparecchi collegati. In un appartamento tipico significa cucina, acqua calda sanitaria e, quando c’è, riscaldamento. È il motivo per cui, davanti a un contatore sigillato, il tempo che conta non è quello della riparazione soltanto: è quello dell’intera procedura di riattivazione.

Come si individua una perdita sull’impianto privato

Sapere che c’è una dispersione è una cosa; sapere dove è un’altra, e richiede strumenti. Il lavoro procede per esclusione, restringendo il campo un tratto alla volta.

Si parte da una prova di tenuta sull’impianto nel suo insieme: si mette l’impianto in pressione con l’impianto sezionato dagli apparecchi e si osserva se la pressione tiene nel tempo. Una caduta indica che da qualche parte il gas esce. Da lì si isolano progressivamente le diramazioni — il tratto verso la cucina, quello verso la caldaia, quello verso lo scaldabagno — per capire quale non tiene.

In parallelo si usa un rilevatore di gas sui punti sospetti e una soluzione schiumogena sulle giunzioni accessibili, che fa comparire le bolle esattamente dove il gas passa. Su tubazioni sotto traccia o incassate serve più pazienza, perché il punto va isolato prima di aprire il muro, non dopo.

È per questo che una diagnosi non si fa al telefono. Al telefono si capisce quanto è urgente e cosa serve portare; il punto della perdita si trova sul posto.

Dove si verificano più spesso le perdite

  • Rubinetti di intercettazione, soprattutto quelli vecchi e incassati nel muro: le guarnizioni invecchiano e il premistoppa perde.
  • Giunzioni e raccordi filettati, dove la tenuta dipende dal materiale usato al montaggio e dal tempo passato.
  • Tubazioni datate, corrose o sollecitate da lavori successivi fatti nelle vicinanze.
  • Tubo flessibile della cucina: ha una scadenza stampata sopra e va sostituito, ma spesso resta in opera per anni oltre il termine.
  • Collegamenti degli apparecchi — piano cottura, forno, caldaia, scaldabagno — e i loro rubinetti dedicati.
  • Punti toccati da altri lavori: una mensola fissata al muro sbagliato o una ristrutturazione parziale possono sollecitare un tratto che prima teneva.

Una perdita di gas non arriva necessariamente dalla caldaia. Nelle case non recenti il punto debole più frequente sono rubinetti, giunzioni e tubazioni esistenti, cioè le parti che nessuno guarda finché non danno problemi.

Quando basta riparare e quando conviene rifare l’impianto

Non c’è una regola valida sempre, ma c’è un criterio: quanto è affidabile il risultato nel tempo.

La riparazione basta quando il punto della perdita è raggiungibile, il componente difettoso è sostituibile con un ricambio adeguato e il resto dell’impianto si presenta in condizioni coerenti con la sua età. Un raccordo da rifare, un rubinetto a vista da sostituire, un flessibile scaduto: sono interventi circoscritti, che si esauriscono nel punto in cui il problema è stato trovato e che si possono attestare senza riserve.

Il rifacimento diventa la scelta ragionevole quando i componenti sono molto datati e non ispezionabili, quando il materiale è deteriorato su più punti, quando la perdita è il sintomo di un impianto arrivato a fine vita. In quei casi riparare un punto solo non dà garanzie sul resto, e il rischio concreto è di tornare sul posto dopo poche settimane per il punto accanto.

C’è poi una via di mezzo, e va spiegata per quello che è: in alcune configurazioni un tecnico può valutare di sezionare una diramazione — per esempio quella della cucina o quella della caldaia — e lasciare in servizio il resto. È possibile solo se la configurazione dell’impianto lo consente e se le condizioni di sicurezza sono rispettate, e va verificato sul posto. Non è una soluzione disponibile sempre, e non va promessa prima di aver visto l’impianto. Se il contatore è già stato sigillato, inoltre, la fornitura resta comunque sospesa fino al completamento della procedura di riattivazione.

Una diagnosi fatta presto aiuta: più presto si capisce di che tipo di intervento si tratta, prima parte la parte tecnica e prima si può preparare la pratica. Non è una garanzia sui tempi complessivi, perché una parte di quei tempi non dipende da noi.

Due situazioni che abbiamo incontrato davvero

Sono due interventi nostri, raccontati senza nomi, indirizzi e dettagli identificativi. Li mettiamo qui perché spiegano meglio di qualsiasi elenco cosa succede davvero quando il contatore viene chiuso.

Dal cantiere

Inquilini e studentesse: odore di gas e fornitura sospesa

Appartamenti in affitto tra Firenze ed Empoli, occupati anche da studentesse. In casa viene avvertito odore di gas. Le occupanti fanno la cosa giusta: chiamano Toscana Energia, il distributore della rete.

Il personale del distributore interviene, rileva una perdita, sospende la fornitura e piomba il contatore, indicando che per la parte di impianto privato serve un idraulico o installatore abilitato. È la procedura corretta: la rete è competenza loro, l’impianto dentro casa no.

La conseguenza pratica arriva subito. Senza gas non funzionano cucina, acqua calda e, dove c’era, riscaldamento: in un appartamento condiviso da studenti fuori sede significa non poter cucinare e non potersi lavare, finché l’impianto non viene riparato e la procedura di riattivazione non è completata.

È il momento in cui, di solito, ci chiamano. Ed è anche il momento in cui la domanda giusta smette di essere “chi ha sbagliato” e diventa “quali sono i passaggi per tornare ad avere il gas”.

Il distributore che chiude e sigilla il contatore non sta agendo contro il cliente: sta mettendo in sicurezza un impianto che perde.

Dal cantiere

Firenze: la perdita veniva dai vecchi rubinetti incassati nel muro

Casa in affitto a Firenze, fornitura già sospesa. La perdita non arrivava dalla caldaia, come si era pensato all’inizio, ma dai vecchi rubinetti del gas incassati nel muro, installati circa venti o trent’anni prima e nascosti dietro uno sportellino.

È una tipologia che si trova spesso nelle case di quegli anni. Il problema non è solo l’età: è che a differenza dei sistemi più recenti e ispezionabili, quei rubinetti non consentono un accesso semplice ai componenti. Non si smonta, non si sostituisce la parte che perde, non si verifica il risultato in modo pulito. Una riparazione affidabile, in quelle condizioni, non era realisticamente possibile.

La scelta è stata quindi il rifacimento completo dell’impianto del gas dell’appartamento. Non è stata una scelta commerciale: era l’unico modo per poter attestare la tenuta dell’impianto senza riserve e chiudere la pratica di riattivazione.

Il valore tecnico del caso sta tutto qui: una perdita di gas non deriva necessariamente dalla caldaia, può interessare rubinetti, giunzioni e tubazioni esistenti, e quando i componenti sono datati e non ispezionabili una semplice riparazione può non bastare.

Vecchio rubinetto del gas incassato nel muro dietro uno sportellino
Un vecchio rubinetto del gas incassato a muro: dietro lo sportellino i componenti non sono accessibili come su un rubinetto a vista.

Contatore del gas piombato?

Ci occupiamo della riparazione, della prova di tenuta e dell’invio della documentazione per richiedere la riattivazione. Diagnosi e preventivo prima di qualsiasi lavoro.

Contatore già piombato: come si torna ad avere il gas

Qui la parte tecnica è solo metà del lavoro. L’altra metà è documentale, ed è quella che più spesso allunga i tempi quando viene gestita male. Questo è il percorso che seguiamo noi, dall’inizio alla riapertura.

  1. Individuazione della perdita sull’impianto privato. Prova di tenuta d’insieme, isolamento progressivo delle diramazioni, verifica strumentale dei punti sospetti fino a localizzare il tratto che non tiene.
  2. Riparazione oppure rifacimento dell’impianto, a seconda di cosa emerge. La scelta viene spiegata prima, con il motivo tecnico per cui l’una o l’altro: è il momento in cui si decide anche cosa servirà come documentazione.
  3. Verifiche di tenuta. Nella nostra procedura operativa vengono eseguite due prove, ciascuna della durata indicativa di circa trenta minuti. È il nostro modo di lavorare, non un obbligo normativo valido per ogni impianto: la norma chiede che la prova sia eseguita correttamente e che l’esito sia attestato da chi ha i requisiti per farlo.
  4. Attestazione dell’esito e compilazione della documentazione, compreso il modulo A/12 quando previsto. È l’attestazione della tenuta dell’impianto di utenza gas, sottoscritta dall’impresa che ha eseguito la prova.
  5. Invio diretto della pratica al distributore. Trasmettiamo noi, via email, la richiesta di riattivazione e la documentazione necessaria. Il cliente non viene lasciato solo davanti a una pratica da capire e presentare.
  6. Trasmissione dei documenti dell’impresa che ne dimostrano i requisiti tecnico-professionali — tipicamente la visura camerale aggiornata e la prova del possesso dei requisiti previsti dal DM 37/08. Non è un passaggio formale: non qualsiasi idraulico può eseguire e attestare questa procedura.
  7. Verifica del distributore e appuntamento. Il distributore controlla la documentazione e comunica l’appuntamento per la riapertura del contatore. La riapertura compete a lui, secondo la procedura prevista.
  8. Riapertura del contatore e ritorno del gas agli apparecchi.
Strumento di prova di tenuta collegato all impianto gas di un appartamento
La prova di tenuta: l’impianto viene messo in pressione e si osserva se la pressione regge nel tempo.

Quanto tempo passa, realisticamente

Il tempo totale è la somma di due cose diverse, e solo una delle due dipende da noi.

La parte tecnica dipende dal guasto: un raccordo da rifare si chiude molto prima di un impianto da rifare per intero. La parte del distributore dipende dal distributore, dal carico di lavoro e dalla completezza della pratica ricevuta.

Nella nostra esperienza operativa, la comunicazione dell’appuntamento arriva indicativamente entro circa ventiquattro ore dall’invio, mentre l’intervento di riapertura può essere fissato anche due o tre giorni dopo. Sono osservazioni su casi reali, non un impegno: non possiamo garantire né l’una né l’altra tempistica, perché non dipendono da noi.

Dove si perde davvero tempo. Una pratica incompleta, o presentata da un’impresa che non ha i requisiti richiesti, torna indietro: si ricomincia, e i giorni si sommano. La parte che possiamo controllare è esattamente questa — presentare una pratica completa e corretta alla prima trasmissione.

Prova di tenuta, modulo A/12 e documenti dell’impresa

Sono tre cose distinte, spesso confuse fra loro. Vale la pena tenerle separate, perché non servono tutte in tutti i casi.

La prova di tenuta

  • È la verifica strumentale che l’impianto non disperde gas: si mette in pressione e si osserva se la pressione regge nel tempo previsto.
  • La esegue e la attesta l’impresa abilitata che ha lavorato sull’impianto. Non è una verifica che il cliente possa fare da sé, e non è il distributore a eseguirla al posto dell’installatore.
  • Nella nostra procedura le prove sono due, di circa trenta minuti ciascuna. È il nostro standard interno, non una regola universale.

Il modulo A/12

  • È l’attestazione della tenuta dell’impianto di utenza gas: riporta i dati dell’impresa, l’ubicazione dell’impianto, il tipo di gas, la norma tecnica applicata e l’esito della verifica.
  • Lo compila e lo sottoscrive l’impresa abilitata che ha eseguito la prova.
  • Fra i casi in cui il distributore lo richiede rientrano espressamente la sospensione della fornitura per dispersione di gas e la sospensione per situazione di pericolo: cioè esattamente lo scenario di questa pagina.

I documenti dell’impresa

  • Il distributore verifica chi ha firmato, non solo cosa è stato firmato. Tipicamente vengono richiesti la visura camerale aggiornata e la prova del possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dal DM 37/08.
  • È il motivo per cui non qualsiasi impresa può chiudere questa procedura: senza quei requisiti l’attestazione non è sottoscrivibile.

La dichiarazione di conformità

  • È dovuta nei casi previsti dal DM 37/08: nuova installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria dell’impianto.
  • Non va presentata come obbligatoria in modo indistinto per qualsiasi piccola riparazione. Un rifacimento dell’impianto la richiede; la sostituzione di un flessibile scaduto è un’altra cosa.
  • Quale documentazione serva davvero si stabilisce sulla base dell’intervento effettivamente eseguito. Lo diciamo prima di iniziare, non a lavoro finito.

Il valore del servizio non è solo la riparazione. È diagnosi, riparazione, prove, responsabilità tecnica e gestione documentale: la parte che fa la differenza fra un contatore che si riapre e una pratica che torna indietro.

Costi e dove interveniamo

Non pubblichiamo un prezzo per questo intervento, e il motivo è che non ne esiste uno solo. Il costo dipende da che tipo di guasto è, da quanto lavoro serve per raggiungerlo, dal fatto che si tratti di una riparazione circoscritta o del rifacimento di un impianto, e dalla documentazione che l’intervento richiede. Un flessibile da sostituire e un impianto da rifare non stanno sulla stessa scala.

Quello che facciamo è guardare l’impianto, dire cosa abbiamo trovato e dare un preventivo prima di iniziare. Ai tempi complessivi va poi aggiunta la parte del distributore, che non è sotto il nostro controllo.

Come zona di lavoro, il nostro raggio operativo parte da Sovigliana di Vinci.

A Firenze e nella cintura interveniamo sugli impianti gas domestici insieme a tutto il resto dell’impiantistica di casa: se cerchi un idraulico a Firenze per problemi agli impianti gas, quella pagina raccoglie tutti i servizi che copriamo in città. Ad Empoli e in Val d’Elsa lavoriamo dalla zona in cui abbiamo sede, quindi con tempi di spostamento brevi: la pagina dell’idraulico a Empoli per perdite e impianti gas elenca gli interventi su acqua, scarichi e gas nel comune e nei paesi vicini.

Su Prato non abbiamo una pagina dedicata all’idraulico, ma il territorio è coperto sul fronte termico: il controllo annuale delle caldaie a Prato comprende già il test di tenuta del circuito gas. Sulle altre zone servite valutiamo caso per caso in base alla disponibilità del momento.

Se il contatore è già sigillato, la cosa utile da dirci al telefono è questa: chi ha chiuso il contatore, quando, e se ti hanno lasciato un documento o un’indicazione scritta. Con quelle informazioni arriviamo già sapendo che tipo di pratica andrà preparata.

Fonti ufficiali e riferimenti utili

Le informazioni di questa pagina sui ruoli dei diversi soggetti e sulla documentazione richiesta trovano riscontro nelle fonti qui sotto. Vale la pena guardarle, soprattutto la seconda: è il distributore che opera in gran parte della Toscana.

  • ARERA — Come e quando si può richiedere il pronto intervento gas L’Autorità di regolazione spiega che il pronto intervento è un servizio del distributore, non del venditore, che il numero è reperibile in bolletta e che deve essere gratuito e attivo tutti i giorni.
  • Toscana Energia — Pronto intervento La pagina del distributore della rete gas in gran parte della Toscana: contatti di emergenza, cosa fare mentre si aspetta l’intervento e la sezione dedicata a contatore e utenza.
  • Italgas — Sicurezza dell’impianto Italgas non è il distributore che opera in Toscana, ma la sua pagina descrive con chiarezza l’accertamento della sicurezza dell’impianto di utenza a valle del contatore e come va trasmessa la documentazione: la stessa logica che si ritrova nelle procedure degli altri distributori.

I collegamenti si aprono in una nuova scheda. Le procedure e i recapiti possono cambiare: fa sempre fede quanto pubblicato dal tuo distributore e quanto riportato sulla tua bolletta.

Domande frequenti su perdite di gas e riattivazione

  • Prima di tutto metti in sicurezza: niente fiamme, niente interruttori, niente apparecchi elettrici, e se puoi farlo senza esporti chiudi il rubinetto generale e apri le finestre. Se l’odore è intenso o persistente, se non capisci da dove arriva, se non riesci a chiudere il gas o se il sospetto riguarda le parti comuni, esci e chiama da fuori il Pronto Intervento del distributore (il numero è in bolletta) oppure il 112. Per la verifica e la riparazione dell’impianto privato serve poi un’impresa abilitata.
  • No. Il fornitore è la società con cui hai il contratto e che ti manda la bolletta: si occupa di vendita e fatturazione. La rete e il pronto intervento sono del distributore locale. L’impianto dal contatore in poi è di competenza del proprietario, e ci lavora un’impresa abilitata.
  • Se il personale del distributore rileva una dispersione o una condizione di pericolo può sospendere la fornitura e sigillare il contatore. È un intervento di sicurezza previsto dalle procedure, non un provvedimento contro il cliente. Da quel momento restano senza gas tutti gli apparecchi collegati — in genere cucina, acqua calda e riscaldamento — finché l’impianto non viene sistemato e non si completa la procedura di riattivazione.
  • No. Il contatore sigillato può essere riaperto solo dal soggetto autorizzato, secondo la procedura prevista, e i sigilli non vanno rimossi da nessun altro. Nemmeno l’installatore che ripara l’impianto li toglie: il suo compito è rimettere in sicurezza l’impianto privato, attestare l’esito delle prove e trasmettere la documentazione perché la riapertura possa essere disposta.
  • No. Dipende da dove si trova la perdita e da cosa la causa. Se il punto è raggiungibile e i componenti sono in buono stato, spesso basta sostituire il tratto o il pezzo difettoso. Il rifacimento diventa la strada ragionevole quando i componenti sono molto datati, non ispezionabili o quando la perdita è il sintomo di un impianto arrivato a fine vita: in quei casi riparare un punto solo non dà garanzie sul resto.
  • Sì, ed è una delle situazioni che troviamo più spesso nelle case non recenti. I vecchi rubinetti del gas incassati nel muro, dietro uno sportellino, hanno guarnizioni che invecchiano; a differenza dei sistemi più recenti e ispezionabili, quei rubinetti non permettono un accesso semplice ai componenti, quindi una riparazione affidabile non è sempre possibile.
  • Solo in alcuni casi. Sezionare una diramazione e lasciare in servizio il resto è possibile unicamente quando un tecnico verifica che la configurazione dell’impianto lo consente e che le condizioni di sicurezza sono rispettate. Non è una soluzione applicabile sempre, e non va data per scontata: se il contatore è già stato sigillato, la fornitura resta comunque sospesa fino alla procedura di riattivazione.
  • È l’attestazione della tenuta dell’impianto di utenza gas: un modulo che l’impresa abilitata compila e sottoscrive dopo aver eseguito la prova, indicando i dati dell’impresa, l’ubicazione dell’impianto, il tipo di gas, la norma tecnica applicata e l’esito della verifica. Fra i casi in cui il distributore lo richiede rientrano espressamente la sospensione della fornitura per dispersione di gas e la sospensione per situazione di pericolo.
  • La esegue e la attesta l’impresa abilitata che ha lavorato sull’impianto, con strumentazione adeguata e secondo la norma tecnica applicabile. Non è una verifica che il cliente possa fare da sé, e non è il distributore a farla al posto dell’installatore: il distributore riceve l’attestazione e la valuta.
  • Nella procedura che seguiamo noi vengono eseguite due prove di tenuta, ciascuna della durata indicativa di circa trenta minuti. È il nostro modo di lavorare, non un obbligo normativo valido per ogni impianto: quello che la norma richiede è che la prova sia eseguita correttamente e che l’esito sia attestato da chi ha i requisiti per farlo.
  • Ce ne occupiamo noi. Dopo la riparazione e le prove trasmettiamo direttamente al distributore, via email, la richiesta di riattivazione insieme alla documentazione tecnica prevista: attestazione dell’esito delle prove, modulo A/12 quando richiesto e i documenti che dimostrano i requisiti tecnico-professionali dell’impresa. Il cliente non resta solo davanti alla pratica.
  • Perché per eseguire l’intervento e attestarne l’esito servono requisiti tecnico-professionali documentabili, che il distributore verifica insieme al resto della pratica: tipicamente la visura camerale aggiornata e la prova del possesso dei requisiti previsti dal DM 37/08. Un’impresa che non li ha non può sottoscrivere l’attestazione, e una pratica incompleta o presentata da chi non ha i requisiti rallenta la riattivazione.
  • Dipende dal distributore e dalla completezza della pratica: non è un tempo che possiamo garantire. Nella nostra esperienza operativa la comunicazione dell’appuntamento arriva indicativamente entro circa ventiquattro ore dall’invio, mentre l’intervento di riapertura può essere fissato anche due o tre giorni dopo. Sono osservazioni su casi reali, non un impegno.
  • Il tempo totale è la somma di due cose diverse: la parte tecnica, cioè trovare la perdita e ripararla o rifare il tratto interessato, e la parte del distributore, cioè la verifica della pratica e l’appuntamento per la riapertura. La prima dipende dal guasto e può andare da poche ore a più giorni se serve rifare l’impianto; la seconda non è sotto il nostro controllo. Quello che possiamo fare è presentare una pratica completa alla prima trasmissione.
  • Non per qualsiasi intervento. La dichiarazione di conformità è dovuta nei casi previsti dal DM 37/08 — nuova installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria — e non va presentata come obbligatoria in modo indistinto per ogni piccola riparazione. Quale documentazione serva davvero si stabilisce sulla base dell’intervento effettivamente eseguito, e te lo diciamo prima di iniziare.
  • Sì. Siamo una società artigiana con sede a Sovigliana di Vinci e interveniamo su impianti gas domestici a Firenze, a Empoli, in Val d’Elsa e nei comuni intorno alla nostra sede. Per una perdita di gas o per un contatore già sigillato, chiama il 392 1785989: al telefono rispondi a un tecnico.

Parla con un tecnico

Se senti odore di gas, se hai chiuso il rubinetto generale in via precauzionale o se il contatore è già stato sigillato dal distributore, la strada è la stessa: serve un’impresa abilitata che verifichi l’impianto privato. Interveniamo su Firenze, Empoli, la Val d’Elsa e i comuni intorno a Sovigliana di Vinci. Diagnosi e preventivo prima di qualsiasi lavoro.